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Cronoman Guest
Come controllare il computer che governa l'universo (2°Aggiornamento)
COME CONTROLLARE IL COMPUTER CHE GOVERNA L'UNIVERSO (2°Aggiornamento):
In questo articolo é descritto come costruire: Propulsori a onde
gravitazionali; Emettitori di raggi antigravitazionali; Camere che
accelerano o rallentano la velocità del tempo; Il Teletrasporto; Un
apparecchio che permette di controllare un computer che governerebbe
tutto l'universo; Un apparecchio per soccorrere superstiti sotto le
macerie dopo un terremoto costituito sia da una camera che accelera la
velocità del tempo che dall'apparecchio che permette di controllare il
computer che governa l'universo per cercare i sopravvissuti sotto le
macerie a una velocità talmente elevata da garantire la salvezza a
tutti i sopravvissuti; E altro ancora. In questo articolo (al quale
sono stati aggiunti altri importanti aggiornamenti) verrà fra l'altro
spiegato perché una particella può muoversi solo smaterializzandosi e
rimaterializzandosi nella zona più vicina avente un campo con densità
di particelle sufficientemente bassa e che quindi per muoversi ha
bisogno di un computer. Accedendovi diverrebbe possibile ad esempio:
esplorare luoghi inaccessibili visualizzandoli su uno schermo,
effettuare teletrasporti, smaterializzare un meteorite in rotta di
collisione con la terra, memorizzare la posizione di tutte le
particelle di un oggetto (magari un lingotto d'oro) per poterlo
duplicare risanando così il debito pubblico, anche l'uomo potrà
"moltiplicare i pani e i pesci" per risolvere i problemi della fame
nel mondo, per non parlare delle innovazioni in campo chirurgico come
ad esempio operare senza bisturi, ecc.. Data l'estrema complessità dei
concetti qui descritti é consigliabile leggere tutti i paragrafi e
nell'ordine qui riportato, perché ogni paragrafo permette di
comprendere quello successivo.
IL PROPULSORE A ONDE GRAVITAZIONALI:
Cominciamo da un nuovo tipo di propulsore. Apparentemente é possibile
imprimere una spinta a un veicolo solo se il propulsore fa presa sulla
materia esterna ad esso o se espelle della materia. Invece, grazie
all'inerzia rotazionale, é possibile costruire un propulsore che
sfrutti un diverso meccanismo. Un peso fissato all'estremità di un
asta la cui seconda estremità é fissata ad un asse che ruota di 90° o
anche di 180° prima in un senso poi nell'altro. Di tali dispositivi ne
servono due che ruotino in direzioni opposte tra loro. E' possibile
sperimentare questo propulsore sedendosi su uno skateboard afferrando
due pesi e muovendoli come per abbracciare qualcuno, ci si muoverà
all'indietro (nota che la forza centrifuga é di molto inferiore alla
forza che sarebbe necessaria per bilanciare l'inerzia del peso). Se si
opta per l'uso di pesi minori compensati però da un elevata velocità
del loro movimento, sarebbero possibili mezzi aerei a decollo
verticale con questo propulsore.
L'EMETTITORE DI ONDE GRAVITAZIONALI:
Quanto ora seguirà serve a spiegare perché il principio di
funzionamento del propulsore su descritto può essere sfruttato per
costruire un emettitore di onde gravitazionali di tre tipi, due dei
quali in grado di incrementare o ridurre la massa degli oggetti.
Siccome una corrente elettrica alternata genera un campo elettrico
alternato che produce onde elettromagnetiche, e siccome un campo
elettrico alternato genera un campo magnetico alternato che a sua
volta ne genera uno elettrico e cosi via, si deduce che anche un campo
magnetico alternato produrrà onde elettromagnetiche, da qui l'idea di
un antenna a elettrocalamita, ma ciò che ci interessa é che siccome un
campo magnetico alternato genera onde elettromagnetiche, e se un campo
magnetico si trasforma alle grandi distanze in campo gravitazionale o
comunque é regolato da qualche legge simile a quelle che regolano il
campo gravitazionale, allora anche un campo gravitazionale alternato
genererà onde gravitazionali, del resto anche la teoria dei campi
unificati si propone di unificare le quattro forze fondamentali
esistenti in natura. I pesi del propulsore su descritto producendo un
campo gravitazionale alternato emettono anche onde gravitazionali che
proprio come le onde radio se avessero una frequenza sufficientemente
alta diverrebbero sufficientemente collimate.
LE ONDE GRAVITAZIONALI CHE MODIFICANO LA MASSA DEGLI OGGETTI:
Tenendo presente che essendo trascurabile l'aumento di massa a
velocità ordinarie il dispositivo dovrebbe muovere il peso a velocità
elevatissime per rilevarne gli effetti, si consideri la teoria
affermante che aumentando la velocità aumenta la massa; é possibile
che ciò avvenga perché quando un oggetto viene accelerato assorbe
campo gravitazionale, quando decelera restituisce il campo
gravitazionale assorbito. Se accelera e poi decelera mantenendo sempre
la medesima direzione, assorbirà e restituirà campo gravitazionale
proveniente da materia posta nella stessa direzione in cui si muove,
ma siccome nel dispositivo su descritto il peso durante il percorso
devia di 90 o 180° il peso non decelerando nella stessa direzione in
cui accelera non restituirà campo gravitazionale nella stessa
direzione in cui l'ha assorbito, con il risultato che in una direzione
gli oggetti avranno ceduto parte del loro campo gravitazionale, e
nell'altra gli oggetti avranno assorbito del campo gravitazionale in
più. Tralasciamo il problema di capire se lo stesso meccanismo qui
descritto può essere (e in che modo) adattato ai trasmittenti di onde
elettromagnetiche di varie frequenze per produrre con esse i due nuovi
tipi di radiazioni su descritte.
Quanto ora seguirà serve a spiegare perché tal dispositivo non
dovrebbe avere l'effetto di attrarre gli oggetti a se o respingerli,
ma solo l'effetto di rendere più pesanti o più leggeri i corpi
rispetto alla gravità terrestre: Il dispositivo attrarrebbe campo
gravitazionale sia dai corpi vicini che dal pianeta terra. Bisogna
immaginare il campo gravitazionale come particelle che ruotano unite
ad anello attorno al corpo. Un corpo di minor volume (e massa) dotato
degli stessi anelli rotanti nella stessa direzione verrebbe spinto
verso il corpo più grande. Da ciò si capisce che le onde
gravitazionali non hanno la geometria necessaria ad attrarre.
UNA IPOTESI ERRATA:
Non é escluso che dato che con l'inerzia é possibile ottenere spinte
unidirezionali e data la relazione tra movimento é gravità tal
apparecchio sottragga campo gravitazionale a un solo lato degli atomi
o in una sola direzione del campo gravitazionale terrestre e ciò causi
il movimento di tali oggetti cioè li attragga o respinga.
Riconsideriamo il campo gravitazionale come anelli rotanti attorno al
corpo. Un corpo di minor volume (e massa) con anelli rotanti nella
stessa direzione verrebbe spinto verso il corpo più grande. Ora si
immagini che numerosi anelli di questo tipo ruotino in tutte le
direzioni attorno al corpo. Se un corpo per muoversi deve avere degli
anelli in più ma rotanti in una sola direzione, in questo caso la
velocità diminuirebbe sostanzialmente allontanandosi dai corpi di
grande massa, ma ciò non avviene. Ecco perchè é più probabile che il
dispositivo non possa attrarre ne respingere i corpi, per farlo
dovrebbe divenire pesantissimo.
LA CAMERA CHE MODIFICA LA VELOCITÀ DEL TEMPO:
Secondo la teoria dello spazio e tempo relativi un orologio in moto
relativo rispetto a un osservatore appare più lento, mentre gli
oggetti materiali aumentano di massa e diminuiscono di volume
all'aumentare della velocità, il paradosso degli orologi (che due
astronauti incrociandosi affermano ognuno che l'orologio dell'altro é
in ritardo) può essere risolto ipotizzando che il tempo rallenta a
causa dell'aumento della massa dovuto all'aumento della velocità (i
due astronauti sia che viaggino nella stessa direzione o in direzione
contraria se lo fanno alla stessa velocità affermeranno che il loro
orologio, massa, o volume sono uguali tra loro). Quindi la velocità
dello scorrere del tempo é inversamente proporzionale all'intensità
del campo gravitazionale. E quindi se il dispositivo su descritto
fosse sufficientemente potente si potrebbe in teoria costruire con
esso una camera per rallentare o accelerare il tempo al suo interno.
All'interno della camera per rallentare il tempo si potrebbe ospitare
un paziente in rapido peggioramento affetto da una patologia
sconosciuta dando così il tempo ai medici di effettuare analisi e
valutazioni sull'eventuale terapia. All'interno della camera per
accelerare il tempo (il cui primo effetto é l'assenza di gravità)
tutto avverrà più velocemente: Possono avvenire rapidamente lente
reazioni chimiche, un macchinario al suo interno lavorerebbe a
velocità maggiori, un computer sarebbe più veloce, ma sopratutto un
agente dei servizi segreti italiani potrà valutare tutti i dati
relativi ai rischi per la sicurezza con maggiore velocità quindi in
minor tempo. Dopo essere entrati nella camera o prima di uscirne, il
campo gravitazionale va incrementato e decrementato gradualmente
altrimenti la camera e il suo contenuto o brucerebbero o
congelerebbero a causa della diversa velocità degli atomi. Inoltre
diverrebbe ultravioletta (o di lunghezza d'onda minore) la luce
visibile che entra nella camera che rallenta la velocità tempo o che
esce dalla camera che lo accelera.
EVENTUALI CONFUTAZIONI:
Quanto ora seguirà serve a rispondere ad alcune confutazioni e dubbi
sulle ipotesi qui trattate: Il motivo per il quale a un astronauta in
orbita, pur in assenza di peso, il tempo non sembra accelerare é
dovuto al fatto che l'allontanamento dalla terra non é ancora
sufficiente perché del campo gravitazionale c'é sempre, se si
seguitasse a sottrarre campo gravitazionale, però agli oggetti
nell'astronave, il tempo accelererebbe, inoltre occorrerebbe sempre
maggior energia prima di raggiungere il limite di campo nullo,
esattamente come avviene negli esperimenti di criogenia a temperature
prossime allo zero assoluto. Comunque a prescindere dal fatto che con
la criogenia le molecole raffreddate abbiano perso o no parte del loro
campo gravitazionale e il tempo in tal regione sia accelerato oppure
no, si dovrebbe poter sottrarre a un corpo campo gravitazionale senza
che questo si raffreddi: Ci si aspetterebbe che siccome aumentando la
velocità di una particella aumenta la sua massa, allora sottraendo
campo gravitazionale ne riduciamo anche la velocità e quindi nella
camera che accelera il tempo su descritta un corpo si raffredderebbe.
Ma come descritto sopra, il campo gravitazionale non é la forza che
muove le molecole nell'agitazione termica, dunque é possibile
sottrarre campo gravitazionale a un atomo senza che questo rallenti.
In un esperimento nel quale confrontando un orologio a terra con uno
su un missile risulterà che quello sul missile é in ritardo, benché a
un astronauta su tal missile essendo lontano dalla terra sembrerebbe
non avere peso quindi l'assenza del campo gravitazionale terrestre
dovrebbe accelerare il tempo, la velocità del missile ne aumenta la
massa quindi pur non essendo attratto al pavimento la sua massa
diverrebbe maggiore e il tempo rallenterebbe. Quindi sulle variazioni
della velocità temporale di un corpo influisce sia la gravità del
pianeta che la massa cioè il campo gravitazionale del corpo stesso.
COME COSTRUIRLA:
Grazie al sistema qui descritto, la massima quantità di campo
gravitazionale che si può sottrarre non dipende più dalla potenza
dell'emettitore di onde gravitazionali, perché usando una camera
circondata da emettitori, questi forse possono continuare nel tempo a
sottrarre sempre più campo dall'interno della camera.
GLI EMETTITORI PER LA CAMERA:
Il dispositivo emettitore di onde gravitazionali può essere costruito
in questo modo: Un tubo a vuoto con elettrodi alle due estremità,
piegato di 180° cioè a forma di U, piccolo, corto, a sezione quadrata
perché così combacia con altri, con al suo interno gas di atomi
pesanti; Si applica un alto voltaggio in una sola direzione per il
tempo necessario che occorre affinché gli atomi si ionizzino e si
spostino tutti a una estremità del tubo; Poi brevi e potenti impulsi
ad alto voltaggio sposterebbero il gas da una estremità all'altra del
tubo prima che si espanda, proprio come il propulsore precedentemente
descritto spostava il peso. Prima che parta la scarica successiva, é
importante che tutto il gas abbia raggiunto l'estremità del tubo.
Questo tubo può essere ulteriormente migliorato se alle sue due
estremità vengono posti elettromagneti (per muovere con più forza il
gas), mentre altri due elettrodi servono per ionizzare il gas se col
tempo riacquista gli elettroni perduti. Tali elettromagneti si
attivano uno solo per volta e solo quando il gas a raggiunto
l'estremità del tubo. In alternativa il tubo a U può essere sostituito
da un sistema meccanico: Un asta, alla cui estremità é fissato un
peso, fatta muovere di 180° da due elettromagneti che alternativamente
respingono tal peso (al peso va fissato un magnete). Quando il primo
elettromagnete si attiva, il secondo deve rimanere spento, e solo
quando l'inerzia rotazionale avrà portato il peso molto vicino al
secondo magnete questo si attiverà per spingere il peso e si spegnerà.
Con gli emettitori di onde gravitazionali non si deve aumentare oltre
un certo limite la frequenza con la quale il gas viene spostato da un
estremità all'altra dei tubi, perché siccome il campo magnetico
diventa campo gravitazionale alle grandi distanze, con tale aumento di
frequenza gli emettitori produrranno onde elettromagnetiche che non ci
servono.
Un altra soluzione é imitare il principio di funzionamento del laser:
Occorre un cilindro pieno, la cui superficie esterna é ricoperta dai
tubi a U su descritti. I tubi a U hanno una funzione simile a quella
che hanno le pareti riflettenti del laser, benché non riflettano
avranno l'effetto di aumentare il campo gravitazionale degli atomi del
cilindro; A intervalli regolari si spengono i tubi a U sulla
superficie di una delle estremità del cilindro (in modo da consentire
al campo di uscire da quella estremità) e contemporaneamente si
attivano dei supplementari tubi a U posti all'altra estremità (per
innescare l'emissione stimolata). Si può provare o realizzando il
cilindro pieno di un solo materiale, o come nel laser di un materiale
di supporto (un elemento leggero) con una percentuale di materiale
attivo (un elemento pesante). Anche se l'emissione stimolata non si
innesca questo dispositivo potrebbe comunque aumentare l'efficienza
nell'incrementare o sottrarre il campo gravitazionale nella camera che
modifica la velocità temporale.
I tubi a U possono essere collegati a cavi elettrici formati da
sottili tubi l'uno dentro l'altro cioè se visto in sezione si
osserverebbero cerchi concentrici di rame alternati a isolante; in
questo modo avviene che: il conduttore a forma di tubo sottile conduce
meglio perché le linee di forza si dispongono fuori dal metallo. E
siccome cariche di ugual segno si respingono i tubi più esterni (ai
quali si farà portare un voltaggio inferiore) evitano che da quelli
più interni a voltaggio maggiore partano scariche verso altri cavi
(che é il problema che si verifica con gli alti voltaggi).
LA CAMERA:
Occorrono molte camere di forma a cubo con spigoli smussati, l'una
dentro l'altra come scatole cinesi, ognuna con pareti internamente
ricoperte dai particolari tubi a U su descritti. Le onde
gravitazionali di tali tubi colpiscono le pareti di un altra camera al
cui interno vi sono altri tubi a vuoto che si troveranno così in una
regione dove la velocità temporale é più alta, e cosi via. Siccome i
campi gravitazionali in queste condizioni forse si diffonderebbero
come si diffonde il calore, il sistema su descritto creerebbe in ogni
camera più interna una velocità temporale maggiore. Se i campi
gravitazionali si diffondono come il calore, creare il vuoto tra le
camere potrebbe fungere da isolante.
PROBLEMATICHE:
Se, secondo la teoria, con la variazione della massa si verificherà la
variazione del volume del corpo, siccome le camere sono l'una dentro
l'altra e quindi vi é spazio tra le pareti delle camere, la loro
eventuale espansione o restringimento non causerebbe problemi perché
c'é lo spazio necessario.
Nella camera accelerante, assorbendo campo gravitazionale dalle
particelle se ne riduce di conseguenza anche il loro campo magnetico
(se é vero che il campo magnetico diventa campo gravitazionale alle
grandi distanze); per evitare che a causa di ciò l'atomo perda gli
elettroni, dovrebbe accadere che protoni e elettroni (quindi tutto il
corpo) aumentino di volume in modo tale che aumenti la superficie
dell'elettrone colpita dalle particelle responsabili del campo
magnetico in modo che continuino ad attrarre gli elettroni con la
stessa forza. Il processo esattamente inverso avverrebbe nella camera
che rallenta il tempo. Tutto quindi rimarrebbe proporzionato.
Via via che si sottrae campo gravitazionale occorrerà una quantità di
energia sempre più maggiore per continuare a sottrarlo (proprio come
accade nella criogenia all'approssimarsi dello zero assoluto), se tale
energia si accumula sotto forma di aumento della velocità temporale
(ciò farebbe anche quadrare il bilancio energetico) allora sarebbe
possibile continuare a sottrarre campo gravitazionale e aumentare
all'infinito la velocità del tempo, ma se ciò non fosse possibile
significherebbe, considerando il caso della camera che rallenta la
velocità temporale, che tale rallentamento sarebbe dovuto al maggior
tempo che occorre per spostare tutte quelle particelle del campo
perchè presenti in maggior numero. Se é così allora con la camera che
accelera la velocità temporale se sottraiamo quasi tutto il campo
gravitazionale arriveremo a un limite di massima velocità temporale
raggiungibile. Questo limite forse può essere superato aumentando il
volume della camera e solo nel caso che la massima velocità temporale
raggiungibile sia condizionata anche dalle particelle del campo
presenti appena fuori della camera (si immagini che un computer debba
gestire i movimenti di tali particelle in una zona relativamente
ristretta).
Occorre ricordare che prima di emettere onde gravitazionali i tubi a U
emettono in misura enormemente maggiore onde elettromagnetiche sia a
causa del movimento degli elettroni che a causa del movimento degli
ioni, contenenti protoni e neutroni; I protoni avendo carica positiva
emettono anch'essi onde elettromagnetiche che potremmo chiamare onde
protomagnetiche se hanno caratteristiche diverse dalle
elettromagnetiche perché generate da protoni. Quindi le camere devono
essere schermate da tali radiazioni come l'esterno dell'intero
apparecchio. Bisogna dunque valutare il miglior rapporto tra peso
complessivo di ioni da muovere e velocità alla quale muoverli quindi
frequenza.
IL TELETRASPORTO:
Vi sarebbe una remota possibilità che possa avvenire un teletrasporto
dalla camera che rallenta la velocità temporale a quella che
l'accelera se in quest'ultima é stato fatto il vuoto, e se l'ipotesi
che ora seguirà si avvicina alla realtà.
LA QUANTIZZAZIONE DELLO SPAZIO VUOTO:
Quando una particella si muove procede a scatti, scompare dalla sua
posizione per poi ricomparire più avanti proprio come lo schermo di un
computer per mostrare un immagine in movimento deve cancellare un
pixel dalla sua posizione e ridisegnarlo nel pixel successivo. Se così
non fosse sarebbe sempre possibile dividere un breve percorso di una
particella in unità sempre più piccole all'infinito e dunque la
particella per compiere anche un breve tragitto dovrebbe attraversare
un numero infinito di punti e dunque non potrebbe mai muoversi.
LA CONTEMPORANEA SMATERIALIZZAZIONE DI TUTTE LE PARTICELLE DI UN
CORPO:
Si immagini un protone che per muoversi é necessario che le particelle
che lo compongono vengano smaterializzate dalla loro posizione per
ricomparire più avanti. Questo protone si farebbe strada attraverso
particelle ferme ma all'occorrenza in grado di muoversi, distribuite
uniformemente in tutto l'universo. Per poter rimaterializzare le
particelle del protone nella nuova posizione occorre prima sgombrarla
dalle particelle ferme le quali vengono smaterializzate per
ricomparire attorno al protone causando in tal zona un aumento del
loro numero e dunque innescando un movimento simile ai cerchi
concentrici del "sasso gettato in uno stagno". Questi costituiscono il
campo gravitazionale (dato che il protone ruota su se stesso le
irregolarità del suo bordo nella rimaterializzazione causerebbero la
rotazione di tali cerchi). Siccome aumentando la velocità aumenta la
massa, deve avvenire che il protone con l'aumento della sua velocità
comincia muoversi spostando (smaterializzandole e rimaterializzandole
nella nuova posizione) sia le particelle che lo costituiscono che
quelle che ha attorno se li il campo ha raggiunto sufficiente densità
di particelle (si immagini che tali movimenti siano gestiti come da un
computer). Con questo sistema si spiega l'aumento della massa con
l'aumento della velocità (la rimaterializzazione dei cerchi causa la
formazione di cerchi più estesi). Quindi un campo gravitazionale
sufficientemente intenso potrebbe causare la contemporanea
smaterializzazione e rimaterializzazione di tutte le particelle di un
corpo in una nuova posizione.
IL MECCANISMO CHE SCEGLIE DOVE RIMATERIALIZZARE LE PARTICELLE:
Dato che due particelle non possono occupare lo stesso spazio, può
darsi che il meccanismo che rimaterializza le particelle scelga la
zona più vicina avente un campo con densità di particelle
sufficientemente bassa (questo spiegherebbe l'inerzia rotazionale,
altrimenti un corpo in rotazione si fermerebbe molto prima). La
particella elementare può procedere mantenendo la sua velocità solo in
linea retta, per farla cambiare direzione ad esempio di 90° occorre
una forza opposta che la fermi e un altra forza che la spinga nella
nuova direzione, quindi la particella deviata non conserverebbe il suo
moto rotazionale almeno che il meccanismo che la fa procedere
smaterializzandola e rimaterializzandola non la rimaterializzi nella
nuova direzione. Per questi motivi non si può escludere che possa
avvenire un teletrasporto dalla camera che rallenta la velocità
temporale a quella che l'accelera; a causa dell'elevata intensità del
campo gravitazionale il meccanismo che rimaterializza le particelle
sceglierà la zona più vicina avente un campo con densità di particelle
(di cui é composto il campo) sufficientemente bassa. E inoltre
possibile che col meccanismo che rimaterializza le particelle
influisca non solo la differenza di densità di particelle tra due aree
ma anche l'estensione del loro volume, in tal caso aumentando il
volume delle camere aumenterebbe la distanza tra esse entro la quale
il teletrasporto possa avvenire.
APPROFONDIMENTO SUL CAMPO GRAVITAZIONALE:
Essendoci particelle diffuse uniformemente in tutto l'universo, anche
lo spazio vuoto avrebbe una densità, ma tali particelle non sarebbero
collegate tra loro come le molecole di un solido elastico, ma
scollegate: Benchè lo spazio vuoto avrebbe in tal modo una densità,
non avrebbe durezza perchè non ci sarebbe coesione tra tali particelle
perchè non legate in alcun modo. Non hanno neanche peso perchè la
gravità non agisce su quelle particelle, ma sono quelle particelle a
causare la gravità e le altre tre forze, solo se mosse nel modo
giusto, cioè se si dispongono a formare degli anelli (se visti in
sezione) rotanti attorno a un corpo, in modo che un corpo più piccolo
dotato di anelli più piccoli (ma di quello spessore) e rotanti nello
stesso senso si comporterà come la ruota di un ingranaggio, la
rotazione degli anelli del corpo più piccolo lo muoveranno verso il
corpo più grande, sia nel caso di corpi di grandi dimensioni che nel
caso dell'attrazione tra protone e elettrone (col campo magnetico).
Invece due protoni si respingerebbero perchè gli anelli su descritti
(dello stesso spessore) ruotando nello stesso senso si
contrasterebbero il moto rotazionale a vicenda, tuttavia continuando
ad avvicinarli uno penetrerebbe negli anelli dell'altro in modo che
alcuni anelli più esterni ruotino attorno ad entrambi i protoni
formando un legame, lo stesso avverrebbe con la formazione di una
molecola. Nel caso di due grandi corpi aventi entrambi la stessa massa
e che si avvicinassero tra loro, i suddetti anelli non si
contrasterebbero il moto rotazionale a vicenda perchè a quelle
distanze il campo magnetico diventa campo gravitazionale che a
differenza di quello magnetico é più rarefatto di particelle, queste
quindi non si urterebbero tra loro contrastandosi ecco perché la
gravita é sempre attrattiva.
LO SPIN:
Il protone ruota su se stesso e ciò causa la rotazione dei cerchi su
descritti, ma l'asse di rotazione del protone ruota anch'esso, in modo
che sulla superficie di un corpo non vi siano zone dove non possano
arrivare i campi. Affinchè questo sistema funzioni occorre però che
gli assi di rotazione di tutte le particelle siano orientati in una
sola direzione, e, come é accertato, un campo magnetico orienta lo
spin delle particelle in una sola direzione. Quindi benchè sia la
rotazione delle particelle a causare la rotazione dei cerchi, tali
cerchi tengono orientati tutti gli spin delle particelle in una stessa
direzione.
COME CONTROLLARE IL COMPUTER CHE GOVERNA L'UNIVERSO:
Come su spiegato, una particella si muove smaterializzandosi e
rimaterializzandosi nella zona più vicina avente un campo con densità
di particelle sufficientemente bassa, quindi le particelle per
muoversi hanno bisogno di un computer, accedendovi diverrebbe
possibile ad esempio: esplorare luoghi inaccessibili visualizzandoli
su uno schermo, effettuare un teletrasporto molto più facilmente del
metodo finora descritto, smaterializzare un meteorite in rotta di
collisione con la terra, memorizzare la posizione di tutte le
particelle di un oggetto (magari un lingotto d'oro) per poterlo
duplicare risanando così il debito pubblico, anche l'uomo potrà
"moltiplicare i pani e i pesci" per risolvere i problemi della fame
nel mondo, per non parlare delle innovazioni in campo chirurgico come
ad esempio operare senza bisturi, ecc..
L'EVOLUZIONE MAI AVVENUTA:
Partiamo dal fatto che noi non siamo nel vero universo, il vero
universo é dove risiede Dio, il quale ha creato un secondo universo
simile al suo dove siamo noi. L'universo in cui risiede Dio é sempre
esistito: siccome da una parte é vero che l'universo é sempre esistito
perchè se così non fosse ci sarebbe voluto un periodo di tempo
infinito prima che avesse inizio e quindi non sarebbe mai iniziato, ma
dall'altra parte é vero che non può formarsi una cosa complessa se
prima non si evolve (nell'universo c'é la tendenza a evolversi),
queste due verità, solo se insieme, possono concorrere a formare un
universo che sia sempre esistito ma il cui aspetto é identico a quello
di un universo frutto dell'evoluzione. Siccome tal universo é quello
in cui risiede Dio il quale ha creato un universo simile al suo in cui
siamo noi (perché anche a un uomo sarebbe piaciuto fare così), per
capire come é fatto bisogna seguire un ipotetico processo evolutivo
che se pur mai avvenuto ci permetterà di comprendere come
probabilmente é costituito l'universo in cui siamo.
Se l'evoluzione fosse avvenuta, la vita si sarebbe evoluta su pianeti
abitabili; Il loro sole ha periodi di intensa attività solare (con un
aumento delle macchie solari) alternati a periodi di bassa attività.
Quando in un sole scarseggia l'idrogeno tali oscillazioni si fanno più
rilevanti con periodi di intenso calore e radiazioni alternati a
periodi di gelo, dovuti al fatto che diminuendo l'idrogeno diminuisce
l'energia della fusione, quindi la gravità attrae gli atomi e la
reazione di fusione si rinvigorisce distanziando di nuovo gli atomi e
così via.
Il calore eccessivo sprigionato dal sole priverebbe gradualmente il
pianeta della sua l'atmosfera ma l'evoluzione farà adattare gli
organismi a utilizzare una fonte di energia diversa di quella
proveniente dalla combustione di sostanze organiche con l'ossigeno, ad
esempio utilizzando quella della luce solare.
L'evoluzione farà adattare gli organismi all'intenso calore e
radiazioni con cellule che accumulano elementi pesanti e spostando le
cellule morte all'esterno in modo che circondino le poche cellule vive
a protezione del dna. In fine il dna verrà soppiantato da un file in
un computer costituito da cellule neuronali dell'organismo (nella
memoria del loro cervello che poi é la stessa cosa), senza dna la
cellula resiste di più alle radiazioni, poi altre modificazioni la
rendono più simile a un dispositivo elettromeccanico, come il dna
anche le proteine sono fragili alle radiazioni e vengono sostituite da
altro.
A questo punto l'organismo può vivere nello spazio, l'evoluzione
avrebbe spinto gli organismi ad allontanarsi dal pianeta evitando così
i predatori. Questi hanno un sistema nervoso simile a un computer
(anche il cervello dell'uomo é un computer), si nutrono di particelle
per potersi replicare (non tramite dna ma tramite informazioni in
memoria) forse con un procedimento di fusione sintetizzando gli
eventuali elementi mancanti per la replicazione.
Probabilmente mandano segnali a altri organismi con onde radio, a
sostituzione del vecchio metodo consistente nel secernere molecole di
dna, per scambiarsi informazioni utili: modi per replicarsi con
maggior efficienza, informazioni per costruire organi (o per meglio
dire congegni) creati grazie a un processo casuale di evoluzione, ad
esempio congegni per assimilare meglio il cibo (le particelle) o per
resistere meglio alle radiazioni; possono avere evoluto sistemi di
comunicazioni unidirezionali (tramite laser). Probabilmente usano
password per le informazioni scambiate tra gli individui di una stessa
popolazione perchè altre popolazioni manderebbero virus informatici
per metterli fuori uso. Questi non hanno comunque un intelligenza
simile a quella dell'uomo, sono poco più che organismi pluricellulari
primitivi.
Al culmine del processo evolutivo si collegano per meglio eseguire un
software che simula un universo virtuale con leggi fisiche identiche a
quello reale, forse perchè per evolvere i congegni di cui si servono
devono mettere insieme i pezzi e simularne il funzionamento e forse
col tempo tali simulazioni si sono evolute sino a divenire sempre più
simili alla realtà. Nel loro universo virtuale é avvenuto qualcosa di
inatteso ma importante per la formazione dell'universo stesso.
Come su spiegato, le particelle si muovono smaterializzandosi e
rimaterializzandosi quindi per muoversi hanno bisogno di un computer,
ma le particelle di cui é costituito questo computer chi le muove? le
muove un altro computer. In questo modo però ci vorrebbe un numero
infinito di computer ognuno dei quali é frutto di una simulazione di
un altro il che é impossibile. Quindi l'universo deve essere formato
solo da due computer e sono tutti e due delle simulazioni: Il primo
simula il funzionamento del secondo, e il secondo simula il
funzionamento del primo. Ci si può fare un idea con questo esempio
semplice ma riduttivo: Un computer simula quattro ruote dentate
collegate tra loro, l'una fa ruotare l'altra; Poi si immagini che
spegnendo il computer le quattro ruote continuino a ruotare da sole.
In un ipotetico processo evolutivo (pero mai avvenuto) stavamo dicendo
che al suo culmine tali organismi si collegano tra loro per meglio
eseguire un software che simula un universo virtuale con leggi fisiche
identiche a quello reale, e che in tale universo virtuale é avvenuto
qualcosa di importante: L'universo virtuale creato nel cervelli di
tali organismi si é collegato all'universo reale in cui gli organismi
vivono. Come su spiegato, tale collegamento, avvenuto spontaneamente,
é indispensabile alla futura esistenza dell'universo stesso. Il
programma in esecuzione nel cervello di questi organismi muove sia le
particelle virtuali delle simulazioni in programma che le particelle
reali, avevano creato un secondo universo grazie al quale poteva
funzionare e quindi esistere il primo, o per meglio dire, avevano
creato una piccola zona di un secondo universo grazie alla quale
poteva esistere una piccola zona del vero universo. Il problema é che
affinché un secondo universo possa far funzionare il primo
occorrerebbe che nel secondo universo sia simulato un computer ed é
questo computer che deve far funzionare il primo universo, quindi i
suddetti organismi avrebbero dovuto non solo simulare un universo
virtuale ma simulare al loro interno un computer, in fine sarebbe una
simulazione dell'universo effettuata da questo computer virtuale a
collegarsi spontaneamente all'universo reale.
Ma ci sarebbe un alternativa, invece dei due universi contenenti due
computer che si simulano a vicenda, potrebbe esserci un solo universo
con un solo computer, tal computer simula l'universo nel quale esso
stesso risiede, più precisamente, dei computer simulano delle zone
dell'universo nelle quali essi risiedono, simulano le stesse
particelle che li compongono. Se si immagina che vi sia implicato un
fenomeno fisico, in tal caso si intuisce che, se fosse possibile che
un computer, simulando un universo virtuale nel quale sia simulato un
computer virtuale, tal computer virtuale sia in grado di muovere le
particelle reali, in tal caso allora il computer reale potrebbe
muovere le particelle reali anche senza simulare un secondo universo
nel quale simulare un computer (non si dimentichi che anche il
computer reale é in realtà una simulazione).
Inizialmente tale programma veniva probabilmente utilizzato per
riparare dei danni subiti dagli organismi stessi, memorizzando le
posizioni delle particelle di zone minuscole ma di vitale importanza
così da rimaterializzarle nel caso tali zone venissero danneggiate (ad
esempio dalle radiazioni), poi la simulazione si sarà estesa a un
ampia zona (grazie all'evolversi del programma di simulazione)
intorno a tali organismi per evitare ad esempio gli impatti con
particelle veloci o micrometeoriti o altri organismi nemici. E però
risaputo che nello spazio non sono mai stati avvistati questi
giganteschi computer che dovrebbero simulare zone dell'universo.
Partiamo dal fatto che ci sono 2 universi simulati che si simulano a
vicenda in ognuno dei quali c'é il computer che simula l'altro. Gli
organismi su descritti creerebbero un altro ulteriore universo
virtuale, in questo modo ci saranno due universi virtuali in cui
simulare due computer virtuali che si simulano a vicenda in modo da
poter abbandonare il vecchio universo troppo pericoloso, ma siccome
anche il vecchio universo é una simulazione (all'inizio del paragrafo
é spiegato perché) i tre devono essere interdipendenti, ma in che
modo?: Se il primo ha un computer simulasse il secondo, il secondo ha
un computer che simula il terzo, e il terzo ne ha uno che simula il
primo, ci sarebbero dei computer nel nostro universo che però non sono
mai stati avvistati. Il fatto che non vediamo questi computer, e il
fatto che il nostro universo é una simulazione significa che
probabilmente questi organismi hanno trovato il modo di non essere nel
nostro universo é contemporaneamente sostenerlo. I due computer nei
due universi si simulano a vicenda e uno dei due simula il nostro
universo.
Quindi l'uomo, per ottenere il controllo delle particelle del suo
universo per mezzo di un computer, deve seguire lo stesso sistema
usato da tali organismi, cioè tramite un potente computer avviare un
software che simula le leggi dell'universo (deve spostare le
particelle nel modo corretto) in una piccola zona 3D, che chiameremo
zona "A", al cui interno creare un computer virtuale col quale
simulare un altra piccola zona di universo, che chiameremo zona "B",
la quale dovrebbe collegarsi, da sola, a una piccola zona del nostro
universo sostenendone il funzionamento.
Con questa teoria c'é però un grave problema irrisolto: un computer é
costituito da un numero di particelle enormemente maggiore di quelle
che é in grado di gestire in una simulazione (nonostante sia anche
possibile migliorare sempre più un software per renderlo più veloce):
Se 1 computer di 1000 miliardi di particelle ne simulasse un altro
muovendo alternativamente 100 miliardi di particelle per volta, avrà
creato un computer 10 volte più lento; il quale, se a sua volta
gestisse i movimenti delle particelle del primo, lo renderebbe 100 più
lento, e cosi via fino a fermarsi.
A prescindere dalla questione se esiste o no la spiegazione che
risolverebbe il problema su descritto, queste teorie si basano su
concetti logici validi e quindi corrispondono fino a un certo punto
con la realtà. Proprio come per spiegare l'atomo si usano modelli
diversi fra loro ma tutti validi, lo stesso vale per i modelli
dell'universo. Potremmo sostituire l'idea dei due computer che si
simulano a vicenda con l'idea di due universi paralleli ognuno dei
quali permette all'altro di funzionare, o sostituire l'idea delle
particelle che si muovono smaterializzandosi e rimaterializzandosi con
l'idea di particelle che si muovono in dimensioni spaziali extra, ma i
meccanismi funzionerebbero allo stesso modo.
E bene ribadire il concetto iniziale: Siccome da una parte é vero che
l'universo é sempre esistito perchè se così non fosse ci sarebbe
voluto un periodo di tempo infinito prima che avesse inizio e quindi
non sarebbe mai iniziato, ma dall'altra parte é vero che non può
formarsi una cosa complessa se prima non si evolve (nell'universo c'é
la tendenza a evolversi), queste due verità, solo se insieme, possono
concorrere a formare un universo che sia sempre esistito ma il cui
aspetto é identico a quello di un universo frutto dell'evoluzione.
Siccome tal universo é quello in cui risiede Dio il quale ha creato un
universo simile al suo in cui siamo noi (perché anche a un uomo
sarebbe piaciuto fare così), per capire come é fatto bisogna seguire
un ipotetico processo evolutivo che se pur mai avvenuto ci permetterà
di comprendere come probabilmente é costituito l'universo in cui
siamo.
ANCHE L'UOMO PUÒ RIUSCIRVI:
Quindi l'uomo, per ottenere il controllo delle particelle del suo
universo per mezzo di un computer, deve seguire lo stesso sistema
usato da tali organismi, cioè tramite un potente computer avviare un
software che simula le leggi dell'universo (deve spostare le
particelle nel modo corretto) in una piccola zona 3D, che chiameremo
zona "A", al cui interno creare un computer virtuale col quale
simulare un altra piccola zona di universo, che chiameremo zona "B",
la quale dovrebbe collegarsi, da sola, a una piccola zona del nostro
universo sostenendone il funzionamento. Sia che scegliamo la zona A o
la zona B, verrà inizialmente simulato in tal zona un campo con
densità di particelle pari a zero, in tal modo il meccanismo che nel
nostro universo muove le particelle, smaterializzandole e
rimaterializzandole in zone vicine aventi un campo con bassa densità
di particelle, farà entrare (nel caso della zona A) le particelle
dell'universo nella nostra simulazione. Ma da quale zona dell'universo
entreranno? Per risolvere tale problema occorre un sistema che
consenta di creare la zona dalla quale entreranno le particelle. La
soluzione é usare la camera che incrementa il campo gravitazionale al
suo interno (già descritta in questo articolo). Altro problema é
capire se per ottenere il controllo delle particelle dell'universo,
occorre creare la zona "B" o é sufficiente la zona "A". Una prima idea
é che scegliendo di usare la zona "B", dato che la zona B é creata
tramite la zona A, e dato che é necessario definire una zona dalla
quale prenderne il controllo, se nella zona B si simulasse una zona di
campo con bassa densità di particelle é possibile che in essa
compaiano delle particelle virtuali collegate alle particelle reali di
una camera che incrementa il campo gravitazionale al suo interno. Poi
si può poi provare a accorciare un margine della zona creata al
computer e allungare l'altro, forse così si potrà spostare tale zona
fuori dalla camera. Il computer virtuale da simulare non deve essere
come quelli reali perché contengono troppa materia, non va creato
simulando atomo per atomo perché gli atomi contengono troppe
particelle. Conviene simulare dispositivi alternativi ai transistor
(ad es meccanici). Scegliendo invece di usare la zona "A" (non creando
un computer virtuale) si provi a utilizzare come zona di partenza
quella creata nella camera che incrementa il campo gravitazionale al
suo interno perché l'aumento del campo gravitazionale delle particelle
favorisce la rimaterializzazione di queste, in zone di campo con bassa
densità di particelle come la zona simulata al computer. Le particelle
scompariranno dalla camera e diverranno numeri assegnati a variabili
del programma umano. Poi spegnendo la camera, il campo gravitazionale
al suo interno ritornerebbe normale e il computer universo cesserebbe
di utilizzare il programma umano. E possibile che più la zona simulata
sia grande e più l'efficienza migliorerebbe, se col meccanismo che
rimaterializza le particelle influisce non solo la differenza di
densità di particelle tra due aree ma anche l'estensione del loro
volume.
IL SOFTWARE, 1°IPOTESI:
A un primo ragionamento sembra che il programma che deve simulare una
piccola zona dell'universo debba avere tali caratteristiche: Deve
muovere dei pixel, che rappresentano le particelle, in un ambiente
tridimensionale (un cubo costituito da fette di immagini bmp)
esattamente come le muove il computer che governa il nostro universo.
Siccome i pixel sono piccoli si può scegliere bassa risoluzione es
480x240 ma non é necessario che vengano visualizzati su uno schermo.
Deve simulare il meccanismo che muove le particelle smaterializzandole
e rimaterializzandole, deve essere in grado di accettare nuove
particelle che si materializzerebbero nella simulazione, deve cercare
quali particelle ci sono nello schermo per poi poterle muovere e se
arrivano ai bordi della simulazione farle sparire completamente. Il
software nel computer che governa l'universo, probabilmente simile a
come lo faremo noi, avrà per ogni particella tre variabili numeriche
(coordinate spaziali) a cui é assegnato un numero, Il ciclo for del
computer universo cerca in una immaginaria zona cubica quali variabili
hanno valore zero (spazi vuoti per materializzarci le particelle),
cercando tra le variabili dichiarate nel suo programma. Ci si
aspetterebbe quindi che il computer universo non cerchi tra le
variabili numeriche dei programmi creati dall'uomo perché non sono
dichiarate nel suo. Quindi occorrerebbe far si che il programma
universo assegni dei numeri anche alle variabili numeriche del
programma da creare. Si immagini di avere scritto e avviato 2
programmi separatamente, se si riesce a trovare il modo di assegnare
alle variabili del secondo programma i valori delle variabili del
primo programma senza collegamenti si riuscirà forse a capire come
fare. Nel caso che non sia possibile, significa, date le ipotesi
precedentemente descritte, che il programma dell'universo abbia già
incorporato la capacità di cercare non solo tra le sue variabili vuote
ma anche tra quelle create dalle sue simulazioni, quelle create da
noi, in tal caso diverrebbe possibile l'evoluzione dei due universi
con i due computer che si simulano a vicenda.
IL SOFTWARE, 2°IPOTESI:
Un altra ipotesi é che il computer universo userà solo le variabili
numeriche del programma umano, cercando tra esse quelle uguali a zero
per assegnarci le coordinate delle sue particelle, il computer
universo le muoverà usando le nostre variabili come una memoria
aggiuntiva e considerandola come una zona a bassa densità di campo
gravitazionale; In questo caso non sarebbe necessario che il programma
possegga tutte le caratteristiche su descritte: muovere i pixel,
cercare le particelle rappresentate nello schermo, farle sparire se
arrivano ai bordi, ecc.. deve solamente dichiarare le variabili
numeriche e tenersi in esecuzione, ad esempio con "while(1){}". La
camera che incrementa il campo gravitazionale al suo interno,
aumentando il campo gravitazionale delle particelle favorisce la
rimaterializzazione di queste, in zone di campo con bassa densità di
particelle come la zona creata dal computer umano. Le particelle
scompariranno dalla camera e diverranno numeri assegnati a variabili
del programma umano. Poi spegnendo la camera, il campo gravitazionale
al suo interno ritornerebbe normale e il computer universo cesserebbe
di utilizzare il programma umano. Forse dichiarando un gran numero di
variabili sarebbe possibile estendere la zona di controllo oltre
quella della camera incrementante il campo. Forse se le variabili
vengono dichiarate e rimosse durante il programma e visualizzandone il
contenuto in un immagine (rimuovendo le variabili con le quali si
generano parti dell'immagine nelle direzioni non volute) sarebbe cosi
possibile estendere in una sola direzione l'area di controllo; Forse
anche spostarla, nel caso che tale spostamento determini che il
computer universo sposti i dati sulle particelle, della zona fuori
dalla camera, nella simulazione, e usi la memoria così liberata in
quella zona per gestire i dati sulle particelle della zona all'interno
della camera. Se tale ipotesi fosse esatta la camera che incrementa il
campo gravitazionale al suo interno (se sufficientemente potente)
dovrebbe anche influenzare i programmi in esecuzione di qualunque
computer posto nelle vicinanze causando malfunzionamenti.
IL SOFTWARE, 3°IPOTESI:
Con questa terza ipotesi bisogna immaginare che vi sia implicato un
fenomeno fisico; I singoli transistor che costituiscono la memoria RAM
del computer devono essere disposti in modo da formare un cubo 3D, il
quale deve trovarsi in una camera che sottrae campo gravitazionale (su
descritta); Un altra camera che incrementa il campo gravitazionale
farà smaterializzare e rimaterializzare dal suo interno una grande
zona di particelle tutte e contemporaneamente nel cubo di memorie;
Siccome, a differenza delle zone di tipo N dei transistor, le zone di
tipo P hanno lacune, si spera che una particella si rimaterializzi più
facilmente nella zona P nella quale il campo gravitazionale é più
basso a causa delle lacune; Una particella é estremamente più piccola
della zona di tipo P di un transistor, per ora é utile immaginare che
l'intenso campo gravitazionale da essa acquisito forse gli
consentirebbe di rendere tale zona conduttrice quando si
rimaterializza al suo interno. La posizione del singolo transistor nel
quale la particella si materializzerebbe corrisponderà anche alla
posizione spaziale della particella quindi non occorrono più le tre
coordinate; Conoscendo qual'é la posizione spaziale, che un transistor
(bit=1) riservato a un carattere (di 8 bit) contenuto in una
variabile, occupa nel cubo di memorie, e considerando che ogni
particella si trasformerà in un solo bit = 1, si riuscirà a creare un
software che consenta di visualizzarle sullo schermo.
Affinchè dall'universo possa evolvere un computer che lo sostenga,
deve poter essere fisicamente possibile trovare un modo per risolvere
il problema delle differenti dimensioni tra i transistor e le
particelle, e degli interstizi tra i transistor nei quali potrebbero
rimaterializzarsi le particelle. Per il problema degli interstizi si
potrebbe riempire la camera che sottrae campo gravitazionale (nella
quale é contenuta la memoria RAM) e gli interstizi tra i transistor di
un metallo con lo scopo di rendere solo le zone P dei transistor zone
aventi un campo con la minor densità di particelle. Per accentuare
tale differenza si potrebbero usare i triodi (che sono tubi a vuoto)
al posto dei transistor. Per realizzarli si può usare l'apparecchio
per nanotecnologia.
Poi, per il problema delle differenti dimensioni tra i transistor e le
particelle, la soluzione viene da questa precedente ipotesi su come si
muoverebbe normalmente una qualunque particella: "Siccome aumentando
la velocità aumenta la massa, il protone con tal aumento si muoverà
spostando (smaterializzando e rimaterializzando) sia le particelle che
lo costituiscono che quelle che ha attorno (la rimaterializzazione dei
cerchi causerà cerchi più estesi), quindi un campo gravitazionale
sufficientemente intenso causerebbe la contemporanea
smaterializzazione e rimaterializzazione di tutte le particelle di un
corpo in una nuova posizione". Questa teoria fa comprendere che in
ognuno dei nostri transistor o triodi non si materializzerà una sola
particella ma tutte le particelle presenti in un volume uguale a
quello occupato dalla zona di tipo P del transistor.
Per facilitarne la comprensione, in questo paragrafo si é detto che le
particelle si materializzano fisicamente nei transistor, ma ciò che
invece si vuole far avvenire é che venga cambiata solo la singola
unità di memoria (contenente un bit=1) che permette alla particella di
esistere con un unità di memoria della RAM del nostro computer, mentre
la particella dovrebbe rimanere nella camera che incrementa il campo.
E ciò dovrebbe avvenire per tutte singole unità di memoria di una
grande area contenuta nella camera che incrementa il campo
gravitazionale, in tal caso si potrebbe avere il controllo sulle
particelle reali.
Dato che una particella può muoversi solo smaterializzandosi e
rimaterializzandosi nella zona più vicina avente un campo con densità
di particelle sufficientemente bassa e che quindi per muoversi ha
bisogno di un computer, e affinchè dall'universo possa evolvere un
computer che lo sostenga, dovrebbe essere possibile che avvenga ciò:
Quando il campo gravitazionale di una particella raggiunge un
determinato valore questa si smaterializzerà per materializzarsi nella
zona più vicina avente un campo con densità di particelle
sufficientemente bassa, ma se il campo gravitazionale di tal
particella raggiunge un valore lievemente inferiore di tal limite si
sposterà solo l'unità di memoria ad essa riservata (per farsi un idea
si immagini un software che esegue la deframmentazione della memoria
RAM del PC). E in effetti la teoria su descritta vuole che: "Per poter
rimaterializzare una particella in una nuova posizione occorre prima
sgombrarla dalle particelle ferme le quali vengono smaterializzate per
ricomparire attorno a questa". Da ciò si deduce che quando le
cosiddette unità di memorie delle particelle si materializzeranno in
un transistor, forse queste interromperanno invece che consentire il
passaggio della corrente in quel transistor.
COME SPOSTARE LA ZONA DELLA QUALE SI POSSONO VISUALIZZARE LE
PARTICELLE:
Per spostare la zona della quale si possono visualizzare le particelle
reali si possono tentare questi tre esperimenti:
1°TENTATIVO:
Il primo tentativo consiste nel provare a cambiare il contenuto delle
variabili corrispondenti ai transistor che compongono un lato più
esterno della memoria RAM cubica, assegnando a tali variabili un
carattere (di 8 bit) che corrisponde a "11111111" cioè a 8 bit tutti
di valore=1. Poi gradualmente, cambiando il contenuto delle variabili
corrispondenti ai transistor adiacenti a quelli già mutati, si otterrà
che tutti i transistor di una metà della memoria RAM cubica avranno
valore = 1. Se ciò é avvenuto gradualmente forse si saranno spostate
le unità di memoria che controllano le particelle reali. A questo
punto, di colpo assegnare a tutti i transistor di tale metà il valore
= 0. Forse in tal modo nella metà cosi liberata si sposteranno le
unità di memoria della zona adiacente a quella di cui avevamo il
controllo. Ripetendo più volte questo procedimento sarà forse
possibile spostare la zona della quale si ha il controllo delle
particelle. Considerando che sarebbe possibile un teletrasporto dalla
camera che incrementa il campo gravitazionale al suo interno alla
camera che lo sottrae, e non il contrario, si comprende che assegnando
a tutti i transistor di una metà della memoria RAM cubica valore = 1,
non compariranno le corrispondenti particelle reali nella camera che
incrementa il campo gravitazionale, cioè con tali metodi sarà forse
possibile spostare l'area da visualizzare ma non le particelle.
2°TENTATIVO:
Il secondo tentativo consiste nell'utilizzare un emettitore di onde
gravitazionali del tipo che incrementa la massa degli oggetti (su
descritto). Questo emettitore quando acceso renderà il campo
gravitazionale degli atomi di una parte del cubo di memorie RAM non
più sufficientemente basso e impedirà quindi lo spostamento delle
unità di memoria dalla camera che incrementa il campo gravitazionale
ai transistor di quella zona del cubo RAM. L'emettitore irraggerà il
suo lato più esterno poi (con dispositivi meccanici) gradualmente il
raggio si sposterà fino a interessare una delle due meta del cubo RAM,
e poi di colpo si spegnerà.
3°TENTATIVO:
Il terzo tentativo consiste nell'utilizzare due emettitori di onde
gravitazionali del tipo che incrementa la massa degli oggetti. Si
accende il secondo disabilitando una metà del cubo, poi il primo si
sposta gradualmente dall'esterno verso la metà e contemporaneamente il
secondo si sposta nella stessa direzione verso l'esterno sperando che
avvenga un graduale spostamento delle unità di memoria, infine il
primo si spegne, dopo si riposiziona il secondo a meta del cubo e si
accende.
PER CREARE NUOVE PARTICELLE:
Tornando al 1°tentativo, se si vuole che, assegnando a un transistor
della memoria RAM cubica valore = 1, vengano create le corrispondenti
particelle reali, in tal caso deve essere la memoria RAM cubica a
trovarsi nella camera che incrementa il campo gravitazionale al suo
interno, mentre le nuove particelle create compariranno nella camera
che sottrae campo. Occorrerà usare un sostituto del transistor la cui
zona che se percorsa da corrente consente o interrompe il passaggio
tra altri contatti deve essere anche la zona con la più alta densità
di campo gravitazionale rispetto tutto ciò che costituisce la memoria
RAM cubica, in modo che dando corrente a quella zona essa divenga
l'unica zona a raggiungere un campo gravitazionale sufficientemente
alto da teletrasportare particelle nella camera che sottrae campo
gravitazionale. Con tale memoria RAM se esposta a un campo
gravitazionale della giusta intensità sarà inoltre possibile, invece
che creare nuove particelle, creare zone vuote che spostino delle
particelle già esistenti, perchè la teoria su descritta vuole che:
"Per poter rimaterializzare una particella in una nuova posizione
occorre prima sgombrarla dalle particelle ferme le quali vengono
smaterializzate per ricomparire attorno a questa".
COME POTER SIA VISUALIZZARE CHE SPOSTARE LE PARTICELLE:
La memoria RAM nella camera che sottrae campo gravitazionale serve per
visualizzare le particelle ma non può spostarle, mentre la RAM nella
camera incrementante il campo può spostarle ma non visualizzarle. Ciò
che si vuole ottenere é poter anche spostare le particelle che si sta
visualizzando, un tentativo da effettuare per ottenere ciò é costruire
una sola camera, della quale si vuole ottenere il controllo delle
particelle al suo interno, colpita alternativamente da raggi che
sottraggono campo (su descritti) e raggi che lo incrementano, e ai due
lati opposti di essa porre le due camere contenenti le RAM, l'una per
visualizzare le particelle, l'altra per muoverle. Quando la camera
centrale non é colpita da raggi non vi sarà una differenza sufficiente
di intensità di campo gravitazionale tra le due camere, ma quando é
irradiata da tali raggi la differenza rispetto a ciò che sta attorno
alle due camere diverrà sufficiente. Si spera in un effetto simile a
quello che si produce con un campo elettrico alternato il quale
produce onde elettromagnetiche in grado di generare correnti
elettriche in conduttori (nei materiali fotoelettrici vengono
letteralmente creati degli elettroni). Come su descritto occorre
effettuare, con la RAM nella camera che sottrae campo, dei tentativi
(su descritti) per spostare l'area della quale si possono visualizzare
le particelle; Se fosse possibile tale spostamento e se esso causerà
anche un qualche effetto nell'area all'interno della camera su cui
inizialmente si ha il controllo delle particelle (lo spostamento delle
singole unità di memoria del computer che governa l'universo nelle
quali sono memorizzate le particelle, o qualcosa di simile) siccome
tal area e anche quella su cui agisce la RAM nella camera che
incrementa il campo, forse diverrà con essa anche possibile muovere
tali particelle.
PER LA PROTEZIONE CIVILE, APPARECCHIO PER LOCALIZZARE SUPERSTITI SOTTO
LE MACERIE DOPO UN TERREMOTO:
Dopo un grande terremoto sotto le macerie possono trovarsi superstiti
feriti che necessitano di assistenza immediata, altri sopravvissuti
potrebbero morire di stenti prima che i soccorsi riescano a
localizzarli, occorre agire rapidamente. La camera che accelera la
velocità del tempo e l'apparecchio che permette di controllare il
computer che governa l'universo possono essere usati insieme per
cercare i sopravvissuti sotto le macerie a una velocità talmente
elevata da garantire la salvezza a tutti i sopravvissuti.
L'operatore, e il computer col quale spostare la zona della quale si
possono visualizzare le particelle, devono trovarsi in una camera che
accelera la velocità temporale (su descritta); A tale camera va
collegato un tubo che diviene così parte della camera; All'estremità
di tale tubo deve trovarsi la memoria RAM di forma cubica (su
descritta) la quale verrà collegata con cavi elettrici al computer
posto al centro della camera. L'interno del tubo e gli interstizi tra
i transistor o tra i triodi sono riempiti con un metallo. Se si vuole
solo poter spostare la zona della quale si possono visualizzare le
particelle senza poter spostare tali particelle allora vicino alla
camera che accelera la velocità temporale deve trovarsi la camera che
incrementa il campo gravitazionale (su descritta). Il tubo con la
memoria RAM deve essere orientato verso la camera che incrementa il
campo. La lunghezza del tubo e le distanze tra le camere devono essere
tali da consentire al computer che governa l'universo di cambiare le
singole unità di memoria, nelle quali sono memorizzate le particelle,
con quelle nella memoria RAM, ma non di materializzare le particelle
nel resto del tubo o nella camera a cui é collegato.
Se invece si vuole sia poter spostare la zona della quale si possono
visualizzare le particelle che poter spostare tali particelle allora
occorrerà realizzare il sistema descritto nel paragrafo precedente: la
camera, della quale si vuole ottenere il controllo delle particelle al
suo interno, colpita alternativamente da raggi che sottraggono campo
(su descritti) e raggi che lo incrementano, e ai due lati opposti di
essa porre le due camere contenenti le RAM, l'una per visualizzare le
particelle, l'altra per muoverle.
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